TRADIMENTO: L’Ombra del passato riemerge, svelando verità che lacerano l’anima. Un enigma mortale avvolge la famiglia.
Mentre il lutto per la perdita di Tolga iniziava a placarsi, un velo ancora più oscuro e soffocante si è abbattuto sulla tenuta di Holtan. Quella che sembrava essere la più profonda disperazione si rivela solo l’alba di un incubo ben più vasto e insidioso. Il cielo, plumbeo e carico di una pioggia sottile che gratta contro i vetri, pare riflettere l’angoscia che grava sui cuori. È in questa atmosfera densa di presagi che una mattinata apparentemente tranquilla viene sconvolta da un evento tanto inaspettato quanto sinistro: una lettera anonima, priva di mittente, scivola silenziosamente sotto la porta di Villa Holtan.
La busta, sigillata con cera nera e marchiata con un enigmatico simbolo che evoca una fenice spezzata, custodisce al suo interno un messaggio che ha la forza di spalancare un abisso di dubbi e sospetti nelle menti di chi si credeva già svuotato dal dolore. Le parole scritte su carta ingiallita sono un monito lapidario: “Non tutto è come sembra. Cerca la stanza proibita.” Un breve, ma potentissimo, enigma che invita a un’esplorazione nel cuore oscuro della dimora.
Questo criptico avvertimento è accompagnato da una mappa schematica, disegnata con mano tremante e incerta, che indica un corridoio secondario, un passaggio segreto annidato nelle viscere della maestosa villa. Un luogo ignoto anche ai più fidati collaboratori di Oltan, un segreto celato nel cuore stesso del potere.
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Con l’anima ancora lacerata dal lutto, Oltan esita solo un istante. La curiosità, mista a un’inquietudine profonda, prevale. Decide di seguire quella oscura indicazione, guidato da una forza interiore che sembra emergere dalle ceneri della sua disperazione. Al suo fianco, Ipecc, la cui mente è già tormentata da un profondo senso di rimorso per la vita spezzata di un ragazzo innocente, si lascia trascinare in questa nuova, pericolosa pista, come attratta da una fiamma inestinguibile.
Insieme, varcano la soglia di una porta nascosta dietro una massiccia libreria. Si trovano catapultati in un ambiente polveroso e dimenticato, un’antica stanza di famiglia, avvolta dalle leggende e sussurri su incontri segreti degli antenati. Tra scaffali colmi di volumi in lingue ormai morte e manufatti d’Oriente di provenienza ignota, emerge un prezioso scrigno di legno intarsiato. Nascosto sotto un cumulo di pergamene sgualcite, vi è un diario, appartenuto a Sesai, la matriarca recentemente scomparsa.
Le pagine di quel diario svelano una verità sconvolgente. Sesai, con acume e coraggio, aveva scoperto un complotto ordito da Oltan e dai suoi più fidati alleati, un piano nefasto volto a sopprimere chiunque osasse minacciare i loro oscuri affari. Tra i nomi annotati con una grafia tremante e inchiostro che sembra quasi sanguinare, figura anche quello di Tolga. La sua morte, dunque, non è stata un tragico caso di vendetta passionale, ma il tassello fondamentale di un piano più grande, studiato meticolosamente per consolidare il potere della famiglia. Una frase, tracciata con inchiostro rosso acceso e corredata da simboli esoterici, risuona agghiacciante: “Il sacrificio del giovane sarà la chiave per aprire il varco.” Aggiunge poi un inquietante monito: “Proteggete la memoria, ma cancellate la voce.”

Improvvisamente, ogni evento passato assume un nuovo, terribile significato. La morte di Tolga non è stata solo il frutto di un amore morboso e ossessionato, ma un vero e proprio rituale occulto. Un sacrificio, secondo un’antica leggenda, destinato a garantire una sorta di influenza protettiva e un carisma sovrannaturale a colui che ne fosse rimasto immune.
Il cuore di Ipecc si contrae al pensiero di come sua madre, anch’essa vittima silenziosa di questa sanguinosa faida familiare, avesse tentato fino all’ultimo di avvertirli, ignara forse di quanto fosse imminente il giorno della resa dei conti. Oltan, con la fronte imperlata di sudore freddo, scruta quel diario come se vedesse per la prima volta il volto di sua moglie, comprendendo con agghiacciante lucidità quanto a lungo avesse ignorato i segnali, lasciandosi guidare solo dalla fredda strategia e riducendo i sentimenti a mera debolezza.
Ora, le rivelazioni di Sesai pesano su ogni sua azione come una condanna inappellabile. La tensione tra padre e figlia diventa quasi palpabile, una lama sottile tra la colpa ancestrale di lui e l’incertezza di lei, sospesa tra il desiderio di vendetta e la ricerca di una redenzione che appare sempre più sfuggente.

Un gemito inaspettato, proveniente da uno scaffale più in alto, squarcia il silenzio carico di tensione. Con cautela, Anne e Ipecc scendono e scoprono un piccolo scrigno di metallo, chiuso da un lucchetto che porta gli stessi inquietanti simboli della fenice spezzata. Con mani tremanti, lo aprono. Sul fondo, intravedono un medaglione di ottone, raffigurante un’aquila ad ali spiegate, lo stesso che Tolga portava sempre al collo, nascosto sotto la camicia.
All’interno, avvolto in una strisciolina di tessuto, si cela un bigliettino. La grafia è infantile, pura, spontanea. “Papà, ti voglio bene, tornerò presto.” È l’ultima, struggente testimonianza tangibile della voce di Tolga, un volto sereno inciso nel tempo per ricordare loro ciò che hanno veramente perduto.
L’emozione li travolge, ma è un attimo effimero. Alle loro spalle, una figura avvolta in un mantello scuro emerge dall’ombra, come evocata dai frammenti di quel passato oscuro che sta riemergendo. È un uomo anziano, lo sguardo glaciale, ma la sua voce, sorprendentemente calma, rompe l’incantesimo: “Volevate la verità? L’avete trovata,” dice con un marcato accento straniero, “ma avete idea di quanto ancora vi manchi?”
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Ipecc indietreggia, mentre Anne si fa avanti, impugnando un pesante bastone di ferro che teneva a portata di mano per difesa. L’uomo solleva il cappuccio, rivelando il volto scavato di un ex consigliere di Sesai, creduto morto da anni in un presunto naufragio, orchestrato proprio per zittire ogni potenziale minaccia. La rivelazione è un colpo devastante al cuore. Non solo la madre di Ipecc aveva fedeli alleati pronti a tutto pur di proteggerla, ma li ha traditi uno dopo l’altro, pur di conservare il potere.
Con un gesto lento, il consigliere appoggia sul tavolo un rotolo di pergamena sigillato con un reale sigillo. “Il piano originale prevedeva il ritorno di un erede legittimo, un sangue puro non contaminato dalle macchie di sangue che tu, Anne, hai versato. Quel figlio eri tu, o meglio, sei. Ma l’innocenza di Tolga era l’unica ancora in grado di far revocare la maledizione. Le ali cadute devono rinascere, o l’impero sprofonderà nell’oblio.” Ogni parola è come un colpo di martello sul metallo incandescente, l’aria vibra di una tensione quasi mistica. Le mani di Ipecc si stringono, torturando la stoffa del suo abito, mentre le sensazioni di protezione e perdita si mescolano in un groviglio inestricabile.
È in questo momento cruciale della narrazione che ci fermiamo. Se anche voi siete rimasti sbalorditi da questa svolta inattesa, scriveteci nei commenti qui sotto e fateci sapere quale segreto vi ha colpito di più e quali alleanze credete verranno infrante nella prossima, fatidica puntata.

Ripreso fiato, torniamo alla storia. Il consigliere prosegue, svelando un altro, agghiacciante tassello del puzzle. Nella notte in cui Tolga è stato colpito, un secondo piano era già in atto. Oltre al sacrificio rituale, era previsto il trasferimento di un cristallo antico, un artefatto capace di concentrare l’energia delle vittime sacrificali e di potenziare chi lo possedeva. Quel cristallo, però, non si trovava nella stanza d’albergo, ma era custodito nella cripta sotto la cappella di famiglia, un luogo che Anne aveva fatto isolare, cancellando ogni traccia dai registri storici. Solo Sesai ne conosceva l’ubicazione, e solo lei avrebbe potuto disinnescarne il potere malefico. La sua morte, dunque, non è stata affatto casuale: è stata inscenata per impedirle di neutralizzare quell’arma potentissima.
Mentre Anne e Ipecc assimilano queste sconvolgenti informazioni, il consigliere dispiega un’altra mappa, questa volta raffigurante segrete vie sotterranee, e offre un’alleanza disperata: “Se volete salvare ciò che resta dell’anima di Tolga e della vostra eredità, dovete recuperare il cristallo prima che cada nelle mani di chi ha già assaporato il suo potere.” Ma lancia un ultimo, terrificante avvertimento: “Attenti, il custode delle tenebre si muove ancora e conosce ogni vostro passo.” Con queste parole, svanisce in una nuvola di incenso avvelenato, lasciandoli soli nella penombra della stanza proibita.
Il giorno volge al tramonto quando padre e figlia, animati da un senso di urgenza mai provato prima, si dirigono verso la cripta sotto la cappella. Lungo il cammino, Anne ricorda a Ipecc antiche curiosità, come la leggenda di un ultimo guardiano, un monaco guerriero isolato per millenni, pronto a difendere il cristallo con la vita. E come, ogni venerdì, la luna piena delineasse strani giochi di luce sulle volte a botte, riflettendo segni zodiacali incisi nelle pietre. Ogni particolarità, ogni eco del passato, ora assume un peso decisivo nel presente.

Scendendo gradino dopo gradino, un freddo penetrante si insinua nelle ossa, ma il cuore di entrambi batte con forza rinnovata. La porta di pietra si apre, svelando una sala circolare. Al centro, su un altare di marmo scuro, brilla un oggetto sospeso in una rete di raggi di luce lunare: il cristallo pulsante di un bagliore rosso sangue. È allora che, dietro una colonna di destra, intravedono un’ombra che si muove con passo felpato. Non è il consigliere, né Ipecc riesce a distinguerne il volto, ma la tensione sale a livelli esplosivi. Anne afferra un’antica spada posta su un pilastro e si prepara ad affrontare l’avversario.
Qui, l’oscurità cala, lasciando lo spettatore con il fiato sospeso, in attesa di scoprire chi osserverà quella battaglia sotterranea, chi emergerà vittorioso, e quale verità definitiva farà crollare ogni certezza rimasta in piedi.
Sì.